>Danza
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Menta Fresca Danza
Menta Fresca danza nasce dall’incontro naturale delle tradizioni popolari di due regioni del Sud Italia : la Campania con al suo centro il Vesuvio e la Puglia circondata dal suo splendido mare.
Durante i secoli queste due regioni hanno subito l’influsso delle popolazioni greche che le hanno civilizzate e ne hanno determinato in maniera forte la lingua, la cultura ed in particolare l’arte.
L’arte con al centro la musica, la danza e il canto sono state e sono attualmente l’elemento forte che lega questi paesi. Le tarantelle e le tammurriate sono l’espressione di quella cultura greca che partendo dai riti dionisiaci hanno rielaborato nei secoli nuove forme di espressione socio-culturale.
Davide Conte, Franca Tarantino e Massimo Tagliaferri sono la dimensione di Menta Fresca che si esprime attraverso le danze del sud Italia.
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La tarantella
Tarantella è un termine utilizzato per identificare genericamente le danze del sud d’ Italia anche se assume conformazioni regionali o addirittura locali fortemente caratterizzati, in ogni caso, fatto salvo le dovute eccezioni, tutti i balli identificati con il termine “tarantella” sono a schema aperto (si balla in coppia) e staccato (non ci si tocca). Non v’è alcun dubbio che il termine ”tarantella” sia il semplice diminutivo di “taranta” , lemma che in quasi tutti i dialetti meridionali indica la “tarantola”. Il nome del ballo, dunque, conduce direttamente al rituale di terapia coreo-musicale del tarantismo. La tarantella è sin nell’etimo un ballo all’origine di carattere sintomatologico o terapeutico ed estatico. Il tarantismo , come fenomeno mitico e magico – rituale di cura o di venerazione del morso (“pizzico”) di un animale, trova forti analogie anche in altre aree del mediterraneo.
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Nel sud d’ Italia, accanto alla danza come mezzo terapeutico per guarire dal male o per lenire gli effetti è attestata anche la credenza popolare secondo la quale il ballare insistentemente la tarantella sia solo uno dei possibili effetti del morso della tarantola. Tutti questi diversi risvolti di un medesimo complesso fenomeno di rapporto magico simbolico col mondo animale e di medicina popolare rivelano i parallelismi con un evento più antico, vissuto anch’esso sempre in ambito religioso o negli anfratti della religione marginale di molti popoli antichi del Mediterraneo ed orientali, cioè l’estasi.
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Il ballo sul tamburo o comunemente detto “tammurriata” nasce come espressione popolare legata al mondo contadino e alla sua funzione rituale, prima pagana, poi, con l’affermazione del cristianesimo, religiosa. Anche se oggi sopravvive con difficoltà a causa del graduale abbandono delle campagne, la vera tammurriata resta quella che si esegue sul posto del pellegrinaggio, suonata, cantata e ballata per ore intere, con cospicue bevute di vino che aiutano a conferire a tutta la festa quel senso liberatorio e di abbandono degli incessanti e faticosi ritmi della vita contadina.
Elementi imprescindibili della tammurriata restano il canto, il ballo e il suono sul tamburo. Quest’ultimo, strumento sicuramente povero, di grosse dimensioni e grezzo, proprio a ricordarci la sua natura contadina, scandisce un tempo binario al quale si accompagna il canto di uno “zio” i cui versi, tramandati nei secoli attraverso una tradizione orale, raccontano di vita campagnola, di amore e morte.
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Terzo elemento è il ballo che avviene sempre tra due persone, siano esse del medesimo sesso o più comunemente di sesso diverso, ed assume carattere di sfida nel primo caso e di corteggiamento nel secondo.
La tammurriata assume aspetti caratteristici, in tutti i suoi elementi, a seconda delle zone geografiche in cui si è diffusa anche se sono molteplici gli elementi comuni. Si suole, comunque, individuare 4 zone caratteristiche: l’Agro Nocerino, la zona di Somma Vesuviana, quella di Giugliano e quella di Maiori. |
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